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Casa del Manzoni

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05. Lo Studio

“Mi nasce il dubbio che quel signore il quale intende di favorirmi oggi con Lei, possa forse venire in compagnia di qualche signora. S’ella fosse così, La pregherei di condurlo di sopra... perché questo luogo di dove scrivo, Ella sa come sia da ricever signore”, scriveva il Manzoni ad Antonio Rosmini nel 1826, ben consapevole della modestia del suo studio. Il quale è esattamente come l’ha lasciato lo scrittore: le pareti ricoperte di libri (sono circa tremila volumi), la scrivania di fronte al camino, davanti al camino alcune poltrone, il busto di Tommaso Grossi sul mobile tra le due finestre prospicienti il giardino che apparteneva alla casa.
Sulla scrivania sono esposti, tra gli altri oggetti di uso quotidiano, il calamaio, due cannucce, il sabbino, il nettapenne.
Per poter godere della luce naturale, il Manzoni si serviva spesso del tavolino pieghevole che si può notare vicino alla finestra.
Nello studio avvennero gli “incontri storici” con Cavour, Garibaldi, Verdi, Don Pedro II Imperatore del Brasile.